Mani grandi, cuore grandissimo. Trent’anni di esperienza nel sociale, gli ultimi dieci come operatore della nostra Unità di strada e Cucina mobile. Ogni sera Alessandro incontra dalle 100 alle 150 persone senzatetto, che lo aspettano in piazza San Pietro a Roma, per un pasto caldo e una parola amica.

Come riuscite a stare al passo con numeri così importanti?
Il servizio è collaudato. Abbiamo una cucina che prepara i pasti seguendo un menu settimanale, e volontari in turno ben formati. Ma conta molto anche la collaborazione delle persone che raggiungiamo in strada. Negli anni abbiamo lavorato per farle sentire parte attiva e non semplici beneficiari. Ad esempio, nella distribuzione della cena, ci siamo dati insieme delle regole come rispettare la fila o dare la precedenza a donne e anziani. Possono sembrare dettagli, ma in realtà creano un senso di comunità che fa bene a tutti.
Qual è l’obiettivo dell’intervento in strada?
Un piatto caldo, accompagnato da un sorriso, è certamente un conforto necessario, ma per noi l’aiuto materiale è solo l’inizio, un aggancio. Incontriamo persone senza reti di sostegno, che difficilmente si rivolgono ai servizi di aiuto, perché hanno ricevuto troppi ‘no’ dalla vita, perché la strada porta a isolarsi. Noi siamo come piccole fiammelle: il nostro compito è accendere una scintilla di fiducia in chi ha smesso di credere anche in se stesso.
In che modo andate oltre l’aiuto materiale?
Servono ascolto e presenza costante. Non puoi esserci un giorno e sparire quello dopo, non saresti credibile. Le persone hanno bisogno di sapere che tornerai, di sentire che le ascolti con il cuore. Devi guardarle negli occhi, chiamarle per nome e dire il tuo. Così quel semplice pasto diventa un invito: “Se vuoi, possiamo fare un pezzo di strada insieme”.
E c’è una persona, in particolare, con cui hai fatto questo pezzo di strada?
Mi viene subito in mente una giovane donna che restava sempre in disparte sotto i portici, lontana da tutti. Le portavo la cena, e col tempo ha trovato la forza di aprirsi e chiedere aiuto. Siamo riusciti a metterla in contatto con i servizi sociosanitari e poi ad accompagnarla in un percorso in comunità. Oggi ha una famiglia e la vita che desidera. Ci sentiamo ancora.